Mercoledì, Novembre 16 2016

L'anatra bianca

(Traduzione dall'inglese di Valentina Vetere. Testo revisionato il 18/11/2013.)

C'era una volta uno zar grande e potente, che sposò una bellissima principessa. Non c'era al mondo una coppia più felice di loro, ma la loro luna di miele fu ben presto interrotta ed essi furono costretti a separarsi, poiché lo zar fu chiamato in una spedizione di guerra contro un paese nemico. La giovane sposa pianse a calde e amare lacrime, mentre egli cercava in vano di consolarla e prepararla al distacco dandole dei consigli per quando sarebbe rimasta sola; le raccomandò sopratutto di non allontanarsi mai dal castello, di non dare confidenze a estranei, di guardarsi sempre dai cattivi consiglieri e specialmente dalle donne strane. La giovane zarina promise di ubbidire scrupolosamente alle parole del suo signore e consorte. Così, quando lo zar se ne fu andato, ella si ritirò con le sue fedeli dame di corte nei suoi appartamenti, trascorrendo il suo tempo a tessere e filare, e naturalmente, pensando al suo caro sposo lontano.

La zarina era sempre triste e addolorata, e accadde un giorno, che, mentre stava seduta alla finestra, piangendo sul suo lavoro, si affacciò una vecchia con un bastone, dall'aspetto e dai modi gentili e rassicuranti, che le disse in tono amichevole e lusinghiero: «Perché ve ne state lì tutta sola e triste, mia splendida regina? Non dovreste starvene chiusa tutto il giorno nella vostra stanza a deprimervi, uscite, uscite fuori in giardino, che è tutto verde e rigoglioso; venite a sentire gli uccellini che cantano, e a osservare le belle farfalle volare tra i fiori, a udire il ronzio delle api e degli altri insetti. Lasciatevi trasportare dal calore dei raggi solari che sciolgono le gocce di rugiada dai petali di rose e dai gigli in fiore. L'aria aperta e il sole vi gioverebbero molto, e vi aiuterebbero a dimenticare le vostre pene, regina.» Per un bel pò la zarina resistette alle parole adulatorie della vecchia, ricordando la promessa che aveva fatto al marito, ma alla fine disse a se stessa che in fondo non c'era niente di male a passare le giornate in giardino, rilassandosi al caldo dei raggi del sole, e a godere di tutte le delizie della natura, che la vecchia le aveva così sapientemente descritto e cedette alla tentazione. Purtroppo ella non poteva sapere che la gentile vecchina dai modi così garbati e rassicuranti era in realtà una strega cattiva, invidiosa della sua buona fortuna, e desiderosa di vendicarsi e rovinarla. E così, siccome si fidava di lei e ignorava la verità, un giorno seguì la vecchia nel giardino reale e diede retta alle sue parole suadenti e adulatorie.

Lì, in mezzo al giardino c'era uno stagno, chiaro e limpido come il cristallo, e la vecchia strega disse alla zarina: «Splendida regina, oggi fa così caldo, il sole scotta talmente che un bel bagno rinfrescante in questo stagno sarebbe l'ideale: è così invitante..» «Preferirei di no» rispose la zarina, ma subito dopo pensò: "In fondo, che male c'è a fare un bagno in quest'acqua così chiara e fresca?" Così dicendosi, si svestì e s'avvicinò timidamente alla fonte; ma non aveva ancora immerso un piede nell'acqua, quando avvertì un grosso spintone alle spalle, e TUF! La stregaccia cattiva la buttò in acqua, esclamando malignamente: «E adesso nuota, anatra bianca!» Poi la perfida strega assunse le sembianze e gli abiti della zarina, prendendo il suo posto al palazzo reale, e aspettando il ritorno del sovrano suo marito. Poco tempo dopo i cani udirono il rumore degli zoccoli dei cavalli e abbaiarono per annunciare che lo zar era tornato. La strega, irriconoscibile nelle sembianze della zarina, corse incontro allo zar e gli buttò le braccia al collo e lo baciò. Lo zar era felicissimo di poter finalmente riabbracciare la sua adorata sposa, ma naturalmente non poteva immaginare che la donna che stava tra la sue braccia non era sua moglie, bensì una perfida strega.

Nel frattempo, fuori del palazzo, la povera Anatra Bianca era confinata nello stagno, presso il quale un giorno essa depositò tre uova, e quando si dischiusero, vennero fuori due soffici anitrelle e un brutto anatroccolo. Anatra Bianca allevò i suoi piccoli, i quali zampettavano nello stagno sempre dietro a lei, pescavano i pesciolini d'oro, e saltellavano sulla riva, starnazzando qua e la tutto il giorno e anatrando: «Qua! Qua!» mentre passeggiavano tutti impettiti. Ma la mamma raccomandava sempre di non allontanarsi troppo, perché nel castello viveva una strega cattiva, spiegò, che l'odiava e che le aveva fatto del male, e che quindi, avrebbe fatto male anche a loro. Gli anatroccoli però non ascoltavano abbastanza le raccomandazioni materne, e così un giorno, mentre si erano spinti a giocare nel giardino, presero a gironzolare proprio sotto le finestre del castello. La strega li riconobbe subito dall'odore e cominciò a digrignare i denti per la rabbia; allora cercò di celare i suoi sentimenti nel tentativo di avvicinarli e fece finta di essere gentile e simpatica; li attirò a sé chiamandoli con finta dolcezza, scherzò un pò con loro, e li condusse in una bella sala, dove diede loro da mangiare e un soffice cuscino dove dormire. Poi li lasciò lì e scese nelle cucine, dove disse ai servi di affilare i coltelli e accendere un bel fuoco molto caldo, e mettervi a bollire una grossa pentola d'acqua.

Intanto le due anatrelle si erano addormentate, con il fratellino accucciato in mezzo a loro, avvolti dalle loro piume per stare al calduccio, ma l'anatroccolo non riusciva a dormire, così quella notte udì la strega alla porta chiedere: «Anatroccoli, state dormendo?» E l'anatroccolo rispose al posto delle sorelle:

Dormire non possiamo Tante lacrime spargiamo Il calderone hanno infuocato E il pugnale è già affilato Come fare a non tremare Quando stai per trapassare

«Mmm.. sono ancora svegli» borbottò la strega; andò su e giù per il corridoio per un po', e poi si piazzò di nuovo davanti alla porta e disse: «Piccolini, siete svegli?», e di nuovo il piccoletto rispose al posto delle sorelle:

Dormire non possiamo Tante lacrime spargiamo Il calderone hanno infuocato E il pugnale è già affilato Come fare a non tremare Quando stai per trapassare

«Come mai risponde sempre la stessa voce?» si chiese la strega sospettosa, «Sarà meglio dare un'occhiata». Aprì delicatamente la porta, e vedendo i due che dormivano beatamente, s'avvicinò e li uccise. Il mattino dopo Anatra Bianca vagava preoccupata intorno allo stagno alla ricerca dei figli; li chiamò e li chiamò, li cercò ovunque ma non riuscì a trovarli. Allora ella d'istinto ebbe il presentimento che gli fosse capitato qualcosa di male, e che fosse stata la strega, così, si fiondò d'impeto fuori dell'acqua e si precipitò al castello, e lì, sul pavimento di marmo della corte, giacevano i corpi morti dei suoi tre figli. Anatra Bianca si riversò sui loro corpicini, e coprendoli con le sue ali, gridò disperata:

Qua qua, qua, gemme mie belle Qua qua, qua mie preziose tortorelle Con dolore e sofferenza vi ho allevato Ma senza pietà vi hanno trucidato Nel mio nido al sicuro vi ho tenuto Fino a che qualcuno vi ha poi nuociuto Vi ho vegliato i giorni e le notti Voi tre, la luce dei miei occhi

Ora, accadde che proprio in quel momento, lo zar, che era lì vicino, udì il disperato lamento di Anatra Bianca, e chiamata la presunta moglie le disse: «Ma che strana meraviglia è questa? Senti, senti quella Anatra Bianca che lamenti che fà!». Ma la strega rispose: «Mio caro marito, a cosa ti riferisci? Non trovo niente di speciale nello schiamazzo di un'anatra. Servi, venite qui! Prendete quell'anatra, cacciatela via dal cortile.« Ma per quanta caccia i servi diedero all'anatra, non riuscirono a liberarsene, perché ella continuava a vagare su e giù come impazzita per tutta la corte; loro tentavano di mandarla via e lei puntualmente ritornava sul giaciglio dei suoi piccoli, e gridava:

Qua qua, qua figlioli miei belli qua qua, qua miei tortorelli la strega cattiva vi ha assassinato quella scaltra serpe a me vi ha strappato Per primo il mio re, la megera ha rubato con l'inganno in anatra mi ha tramutato togliendomi una vita di felicità ma se la sorte da me tornerà tremenda vendetta su di lei ricadrà

Quando il re ascoltò queste parole, cominciò a sospettare che qualcosa non tornasse, e che fosse stato ingannato; convocò i servi e ordinò: «Presto, prendete quell'anatra e portatemela qui subito.» Ma per quanto i servi corressero su e giù per la corte, non riuscivano ad acchiapparla, perché lei non si lasciava prendere. Allora intervenne anche lo zar, e come lo vide arrivare, l'anatra gli volò tra le braccia; e nel momento stesso in cui il suo corpo le colpì le ali, ella riacquistò la sua forma umana, ed egli riconobbe la sua cara sposa. Allora ella gli raccontò tutto quello che era successo in sua assenza, e gli disse di andare a cercare una certa bottiglia che stava nel nido in giardino, che conteneva delle gocce guaritive della primavera. Le portarono le gocce miracolose, con le quali lavarono i corpicini delle anatrelle e dell'anatroccolo, e all'improvviso dai corpi dei tre morticini, uscirono tre bellissimi bambini, svegli e pieni di vita. Lo zar e la zarina furono pazzi di gioia per aver ritrovato i loro tre bambini, e così poterono tornare a vivere felicemente insieme, al palazzo reale, per sempre. Però la cattiva strega non se la passò altrettanto bene, e sopra di lei passò la terribile scure della punizione.

Juicer contro Smoothie maker

Stavo cercando info per migliorare la mia alimentazione (che al momento è più simile a quella di un bimbo di 10 anni piuttosto che a una della mia età...) e ho trovato questo articolo:

Sebbene spesso confusi tra loro, Smoothie maker e Juicer non sono la stessa cosa. Entrambi utilizzando frutta e verdura permettono di ottenere risultati simili ma dalle caratteristiche sostanzialmente differenti, fattore che ne condiziona la scelta in base alla preparazione finale che si vuole ottenere. L’azione dello Juicer, permette essenzialmente di estrarre il succo da frutta e verdura separandolo dalla polpa e può avvenire in diversi modi. Molto diffusi gli apparecchi che utilizzano il metodo a centrifuga, sfruttando l’elevata velocità di rotazione per estrarre il succo, a differenza degli apparecchi a triturazione che invece masticano gli ingredienti spingendo la polpa verso un filtro separatore. Lo Smoothie maker invece, sminuzzando gli ingredienti ne conserva anche la fibra, ed è possibile integrare anche altri alimenti oltre alla frutta e verdura. Il suo funzionamento è simile a quello di un normale frullatore, da cui differisce per alcuni particolari costruttivi. L’assenza di polpa nei succhi prodotti con lo Juicer favorisce l’assunzione rapida e diretta delle sostanze nutritive, inoltre si comporta meglio con le verdure rispetto all’altro risultando preferibile dai vegetariani. I succhi sono sempre perfettamente liquidi e di facile assimilazione, costituendo una risorsa di energia rapida da produrre e consumare. Di contro però non si comporta bene con i frutti di bosco, le banane e più in generale con la frutta ricca di amido, richiedendo un elevato volume di frutta per produrre un discreto quantitativo di succo. Non è adatto per frullati o altri utilizzi e, componendosi di vari pezzi risulta impegnativo da pulire. Lo Smoothie Maker permette invece di utilizzare in maniera ottimale anche la frutta a ridotto tenore di acqua come l’avocado, rende inoltre possibile l’integrazione di altri alimenti quali latte o proteine, per ottenere un vero pasto sostitutivo. La fibra presente consente una assimilazione lenta e più equilibrata evitando il picco glicemico. Denso ma vellutato nello stesso momento, lo smoothie prodotto può essere conservato in frigo anche per 36 ore. Lo smoothie Maker è’ utilizzabile per preparare anche salse o zuppe, ed è dotato di un rubinetto erogatore da cui e possibile versare direttamente il contenuto nel bicchiere senza dover sollevare la brocca. Elemento a sfavore è proprio la difficile pulizia del rubinetto, che rende lenta l’operazione di riempimento del bicchiere e per altro non è nemmeno disponibile in molte misure. La questione di quale prodotto sia migliore o meno, è certamente relativa all’uso a cui questo acquisto è destinato. Non si tratta infatti di cosa sia meglio o peggio ma di ciò che serve, in quanto quello che sono in grado di fare è differente. Se lo Juicer è forse più indicato per le persone sportive, che fanno dei succhi di frutta una risorsa per le loro attività, lo Smoothie Maker si presta meglio ad un uso familiare ed è in grado di fornire maggiori soluzioni in cucina.

Interessante! Dopo aver letto e ponderato ho quindi deciso di comprare il miglior estrattore di succo oggi presente nel mercato...

Vediamo per quanti giorni lo uso...

non sono morta....

solo mi sono presa una pausa (lunghetta) dal blog.

A breve però posterò nuovi articoli super interessanti

Domenica, Giugno 1 2014

Ode al pene

Egli si erge fiero sopra la brughiera. Egli è purezza e forza. Egli è animato da un'energia misteriosa che lo risveglia e lo gonfia, facendolo levare, rizzato come una colonna. Egli esplora le umide profondità del magico corpo della donna senza aver paura dell'arcano sconosciuto che essa cela dentro di sé e che la unisce al radioso segreto della vita. Egli la cerca e si abbevera alla sua fonte di energia. Egli è Hulk il percussore, Thor la trivella umana, Aldo il montatore. Egli è lo sciupafemmine, il creapopoli, il crescinmano. Sì, stiamo parlando di lui, il pisello, il pene, l'asta, il palo telegrafico, la torre di Pisa, la banana, lo zucchino, il batacchio.

Ode alla vagina

O mia cara e dolce vagina di questo regno tu sei la regina, e che tu sia pelosa o depilata da che sono nato ti ho sempre venerata. O mia splendida e dolce vagina madre indiscussa e fonte divina, sei tu il centro del mio universo, se non ci fossi mi sentirei perso. O meravigliosa e dolce vagina a volte ti dai, a volte no, sei un pò birichina, per tutti gli uomini sei una calamita, per tenerti pulita ti scoperebbero a vita. O vagina vagina, a volte mi fai arrabbiare, ma con te bisticciato non ci so stare, non voglio litigare, facciamo la pace, e adesso fatti ficcare che so che ti piace!

Sabato, Marzo 22 2014

neruda

Per il mio cuore basta il tuo petto,

per la tua libertà bastano le mie ali.

Dalla mia bocca arriverà fino al cielo

ciò che stava sopito sulla tua anima.

E' in te l'illusione di ogni giorno.

Giungi come la rugiada sulle corolle.

Scavi l'orizzonte con la tua assenza.

Eternamente in fuga come l'onda.

Ho detto che cantavi nel vento

come i pini e come gli alberi maestri delle navi.

Come quelli sei alta e taciturna.

E di colpo ti rattristi, come un viaggio.

Accogliente come una vecchia strada.

Ti popolano echi e voci nostalgiche.

Io mi sono svegliato e a volte migrano e fuggono

gli uccelli che dormivano nella tua anima.

Questo amore

Questo amore Questo amore Così violento Così fragile Così tenero Così disperato Questo amore Bello come il giorno E cattivo come il tempo Quando il tempo è cattivo Questo amore così vero Questo amore così bello Così felice Così gaio E così beffardo Tremante di paura come un bambino al buio E così sicuro di sé Come un uomo tranquillo nel cuore della notte Questo amore che impauriva gli altri Che li faceva parlare Che li faceva impallidire Questo amore spiato Perché noi lo spiavamo Perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato Perché noi l'abbiamo perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato Questo amore tutto intero Ancora così vivo E tutto soleggiato E tuo E mio È stato quel che è stato Questa cosa sempre nuova E che non è mai cambiata Vera come una pianta Tremante come un uccello Calda e viva come l'estate Noi possiamo tutti e due Andare e ritornare Noi possiamo dimenticare E quindi riaddormentarci Risvegliarci soffrire invecchiare Addormentarci ancora Sognare la morte Svegliarci sorridere e ridere E ringiovanire Il nostro amore è là Testardo come un asino Vivo come il desiderio Crudele come la memoria Sciocco come i rimpianti Tenero come il ricordo Freddo come il marmo Bello come il giorno Fragile come un bambino Ci guarda sorridendo E ci parla senza dir nulla E io tremante l'ascolto E grido Grido per te Grido per me Ti supplico Per te per me per tutti coloro che si amano E che si sono amati Sì io gli grido Per te per me e per tutti gli altri Che non conosco Fermati là Là dove sei Là dove sei stato altre volte Fermati Non muoverti Non andartene Noi che siamo amati Noi ti abbiamo dimenticato Tu non dimenticarci Non avevamo che te sulla terra Non lasciarci diventare gelidi Anche se molto lontano sempre E non importa dove Dacci un segno di vita Molto più tardi ai margini di un bosco Nella foresta della memoria Alzati subito Tendici la mano E salvaci.

Venerdì, Marzo 14 2014

Solstizio d'estate

Solstizio d'estate

Qui mi fermo, dove inizia l’estate: già domani la luce sarà breve la notte riprenderà ad espandersi meno remote saranno le stelle.

Come un fuggiasco riparo tra i boschi – non oltrepasso la linea tra l’oggi e il domani.

Giovedì, Febbraio 27 2014

La rana e il bue

Una volta una rana vide un bue in un prato. Presa dall'invidia per quell'imponenza prese a gonfiare la sua pelle rugosa. Chiese poi ai suoi piccoli se era diventata più grande del bue. Essi risposero di no. Subito riprese a gonfiarsi con maggiore sforzo e di nuovo chiese chi fosse più grande. Quelli risposero: - Il bue. Sdegnata, volendo gonfiarsi sempre più, scoppiò e mori. Quando gli uomini piccoli vogliono imitare i grandi, finiscono male.

Giovedì, Febbraio 20 2014

Il gallo in portantina

Un gallo aveva come domestici dei gatti e si faceva portare tutto tronfio in portantina. Una volpe, appena lo vide così fiero e superbo, gli disse: - Guardati da costoro! Fai attenzione all'inganno! Hanno l'aria, se li consideri bene, di portare una preda, non un padrone. Appena la compagnia dei gatti cominciò a sentire la fame, sbranò il padrone e si divise le parti.

Domenica, Febbraio 2 2014

I cani si riconciliano coi lupi

Dissero i lupi ai cani: - Perché voi, che siete nostri simili in tutto, non andate d'accordo con noi come fratelli? Noi, infatti, non abbiamo nulla di diverso da voi, tranne il carattere. Noi viviamo in completa libertà; voi siete sottomessi agli uomini come servi, sopportate le loro percosse, portate il collare, simbolo della vostra schiavitù, e tenete in custodia le loro pecore. Per di più, quando essi mangiano, a voi non riservano che i rimasugli degli ossi. E' ora di cambiare; abbiate fiducia in noi. Consegnateci tutte le pecore, noi le spartiremo in comune con voi, per mangiarcele a sazietà. I cani, purtroppo, prestarono orecchio a questi suggerimenti.

Ed i lupi, penetrati nell'ovile, sbranarono loro per primi, e poi tutte le pecore.

Venerdì, Gennaio 31 2014

Il topo e la rana

Il topo per poter attraversare più facilmente un fiume, chiese aiuto alla rana. La rana con un filo lega ad una delle sue zampe di dietro uno dei piedi anteriori del topo. Quando a nuoto furono arrivati a mezzo del fiume, la rana, tradendo la parola data, si tuffò sott'acqua e si trascinò dietro il sorcio. Morto il sorcio venne a galla e ondeggiava sui flutti. Il nibbio che volava adocchiò la preda: strappò il topo e insieme portò via la rana che era con esso legata. La perfida, che col tradimento aveva attentato alla vita dell'altro, trovò insieme la rovina anche lei e fu distrutta.

Coloro che nuocciono ad altri periscono (a loro volta).

Martedì, Gennaio 21 2014

Il lupo e il cane

Un lupo magro e sfinito incontra un cane ben pasciuto, con il pelo folto e lucido. Si fermano, si salutano e il lupo domanda:

- Come mai tu sei così grasso? Io sono molto più forte di te, eppure, guardami: sto morendo di fame e non mi reggo sulle zampe. - Anche tu, amico mio, puoi ingrassare, se vieni con il mio padrone. C'è solo da far la guardia di notte perché non entrino in casa i ladri. - Bene, ci sto. Sono stanco di prendere acqua e neve e di affannarmi in cerca di cibo.

Mentre camminano, il lupo si accorge che il cane ha un segno intorno al collo.

- Che cos'è questo, amico? - gli domanda. - Sai, di solito mi legano. - E, dimmi: se vuoi puoi andartene? - Eh, no - risponde il cane. - Allora, cane, goditi tu i bei pasti. Io preferisco morire di fame piuttosto che rinunciare alla mia libertà.

Mercoledì, Gennaio 15 2014

La volpe e il corvo

Messer corvo aveva trovato sul davanzale della finestra un bel pezzo di formaggio: era proprio la sua passione e volò sul ramo di un albero per mangiarselo in santa pace. Ed ecco passare di là una volpe furbacchiona, che al primo colpo d'occhio notò quel magnifico formaggio giallo. Subito pensò come rubarglielo. "Salire sull'albero non posso" si disse la volpe, "perché lui volerebbe via immediatamente, ed io non ho le ali… Qui bisogna giocare d'astuzia!". - Che belle penne nere hai! - esclamò allora abbastanza forte per farsi sentire dal corvo; - se la tua voce è bella come le tue penne, tu certo sei il re degli uccelli! Fammela sentire, ti prego! Quel vanitoso del Corvo, sentendosi lodare, non resistette alla tentazione di far udire il suo brutto cra crà!, ma, appena aprì il becco, il pezzo di formaggio gli cadde e la volpe fu ben lesta ad afferrarlo e a scappare, ridendosi di lui.

Martedì, Dicembre 31 2013

Il calvo e la mosca

Una mosca punse il cranio lucido di un calvo. Questi si diede una grande manata per liberarsene. E la mosca, ridendo: - Vuoi castigare con la morte il morso di un così piccolo volatile? Che vendetta vorrai prendere contro te stesso che alla puntura hai aggiunto l'ingiuria di una manata? Il calvo rispose: - Con me stesso è facile pacificarmi, perché so che non avevo intenzione di nuocermi. Ma tu, animale perfido di un genere detestabile, tu, che provi piacere a sùggere il sangue degli uomini, meriti di essere uccisa, anche a costo di un maggiore sacrifico. Questa favola insegna a perdonare colui che casualmente ha compiuto un errore ai nostri danni. Chi di proposito ci ha procurato il male merita, io penso, qualsiasi pena

Sabato, Dicembre 28 2013

Il lupo e l'agnello

Un lupo e un agnello, erano giunti al medesimo ruscello spinti dalla sete; il lupo era superiore (in un luogo più alto) l'agnello di gran lunga in basso. Allora il brigante sollecitato dalla sua insaziabile fame suscitò un pretesto per litigare. «Perché», disse, « mi hai reso torbida l'acqua che bevevo?». L'agnello, timoroso, di rimando : «In che modo posso di grazia fare ciò che ti lamenti, lupo? L'acqua scorre da te alle mie labbra». Quello spinto dalla forza della verità: «Hai sparlato di me, sei mesi fa». L'agnello rispose: «In verità non ero nato». «Tuo padre in verità, quello aveva sparlato di me». E così afferra l'agnello e lo sbrana per un'ingiusta morte. Questa favola è stata scritta per quegli uomini, che opprimono gli innocenti con finti pretesti.

Venerdì, Dicembre 20 2013

LA ZANZARA E IL LEONE

Le persone troppo sicure di sé riescono, a volte, a superare gli ostacoli più grossi ma inciampano spesso nelle difficoltà più piccole.

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Mercoledì, Dicembre 18 2013

La cicala e le formiche

Non bisogna essere negligenti per non affliggersi ed essere in pericolo.

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Lunedì, Dicembre 16 2013

Il leone il lupo e la volpe

Coloro che tramano insidie contro gli altri, se le vedono ritorcere contro se stessi.

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Sabato, Dicembre 7 2013

La volpe e l'uva

C’è chi, non riuscendo, per incapacità, a raggiungere il suo intento, ne dà la colpa alle circostanze.

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